Il ruolo dell'oro per creare un patrimonio nel lungo termine

Un'analisi di economia finanziaria dell'Università di Zurigo

Sono già stati condotti diversi studi per evidenziare l’importanza dell’oro nella costituzione del patrimonio. Tuttavia, nessuna ricerca è uguale all’altra, poiché gli approcci adottati sono diversi. È il caso anche dello studio sull’oro condotto nel gennaio 2025 dall’Università di Zurigo. Sono stati inclusi gli eventi geopolitici, le imposte svizzere, i costi di transazione e i rischi di controparte. L’analisi si basa su diverse teorie di portafoglio e verifica la sostenibilità dell’oro.

Disclaimer

Abbiamo esaminato lo studio dettagliato sull’oro dell’Università di Zurigo del 15 gennaio 2025 e abbiamo riassunto per voi le affermazioni e i risultati più importanti. Di conseguenza, questo articolo non costituisce una consulenza sugli investimenti, ma fornisce informazioni generali sul valore dell’oro come investimento in base allo studio. Per una pianificazione concreta del suo capitale, si prega di contattare il proprio consulente finanziario.

Sintesi dei punti chiave dello studio sull'oro dell'Università di Zurigo

I retroscena dello studio svizzero sull'oro

L’analisi di economia finanziaria Oro per creare un patrimonio nel lungo termine è stata condotta e redatta dal Prof. Thorsten Hens e da MA Alvin Amstein, collaboratore accademico, in qualità di collaboratore accademico, per il Dipartimento delle Finanze dell’Università di Zurigo e per conto della Banca di Roll, nel gennaio 2025. L’economista tedesco-svizzero è professore di Economia allo Swiss Finance Institute nonché presso l’Università di Zurigo, oltre a ricoprire altre cattedre.

Università di Zurigo, edificio principale
Lo studio sull’oro è stato redatto presso l’Università di Zurigo.
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Lo scopo dello studio era di considerare il metallo prezioso oro e il suo ruolo ai fini della creazione di patrimoni nel lungo periodo, sulla base di aspetti moderni e dell’influenza esercitata dalle condizioni tipiche della Svizzera. Come fonti, gli autori hanno utilizzato pubblicazioni e trattati riconosciuti a livello internazionale degli ultimi decenni. In tal modo, gli esperti hanno esaminato sia l’importanza storica dell’oro nel corso dei millenni, sia le alternative digitali dei tempi moderni, come le criptovalute o i token d’oro.

Infine, Hens e Amstein si sono dedicati alla questione centrale di quanto oro dovrebbe effettivamente contenere un portafoglio moderno. A tal fine, hanno calcolato la quota di oro diffusa tra le famiglie svizzere sulla base del loro patrimonio finanziario e hanno illustrato a quanto dovrebbe ammontare, da un punto di vista economico-finanziario, una quota realistica. Per il calcolo è stato determinante anche il criterio di distinguere se si trattasse di investitori al dettaglio o istituzionali: ovvero modelli di allocazione con e senza imposte.

La storia dell'oro

Al fine di stabilire in modo significativo la valenza dell’oro nel nostro mondo moderno, gli autori dello studio hanno prima viaggiato indietro nel tempo. Questo perché il valore che il metallo prezioso ha accumulato fino ad oggi era già radicato nei suoi esordi. Infatti, in molte culture, l’oro era venerato come simbolo divino ed era un’espressione di potere, come nella mitologia greca: ha assunto un ruolo centrale all’interno dell’arte e della religione. Per migliaia di anni è stata considerata una riserva di valore affidabile.

Inoltre, oro significa sicurezza: le persone vedono l’oro come un bene in cui riporre fiducia, il che è particolarmente evidente in tempi economici difficili. Rappresenta ricchezza e una protezione patrimoniale senza pari. Si aggiunga che è ricercato per la sua lucentezza e il suo fascino estetico. Secondo lo studio, la ragione di fondo per cui esso è considerato un bene rifugio risiede nella sua scarsa disponibilità: circa l’80% di tutto l’oro è già stato estratto e tra circa 20 anni potrebbe non esserci più oro appena estratto, o almeno solo a costi di estrazione molto maggiori di quelli attuali. Inoltre, l’oro affascina con le sue proprietà uniche, essendo il più prezioso tra i metalli preziosi del pianeta. «La scarsità e la stabilità dell’oro lo distinguono chiaramente dalla carta moneta», spiegano gli autori.

Nel corso dei secoli, l’oro è diventato un mezzo di pagamento molto ricercato. Le monete d’oro semplificavano il commercio anche nei tempi antichi; in seguito, l’oro venne utilizzato come garanzia della moneta. Si sviluppò la cartamoneta, inizialmente interamente coperta dall’oro. A partire dal XX secolo, la copertura aurea si spostò verso una riserva monetaria.

Monete antiche, tra cui alcune d’oro
Le monete d’oro sono state utilizzate come mezzo di pagamento per millenni.
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Dopo la Seconda guerra mondiale, con il sistema di Bretton Woods il dollaro fu stabilito come valuta di riferimento globale, mentre la valuta statunitense era al contempo ancorata all’oro.. Fu solo nel 1971 che il gold standard fu abbandonato e l’attuale sistema monetario fiat divenne il punto di riferimento. Da quel momento, il valore dell’oro ha potuto svilupparsi in modo indipendente e separato da una valuta.

Negli anni tra il 1970 e gli anni 2000, l’oro ha perso sempre più importanza. Ma successivamente, il crash delle Dotcom (2000-2003) e la crisi finanziaria e bancaria mondiale (2007-2009) hanno assicurato una vera rinascita dell’oro. Si sono verificate in rapida successione la crisi dell’euro (2010-2014), la pandemia di coronavirus (dal 2020) e le guerre in Europa (dal 2022). Dagli anni ’70 al 2024, l’oro è stato in grado di moltiplicare otto volte il suo valore, al netto dell’inflazione.

Oltre che come metallo per i tempi di crisi, l'oro è adatto anche in caso di catastrofi?

Soprattutto in tempi di crisi, in passato l’oro si è sempre dimostrato una classe d’investimento particolarmente resiliente. Allo stesso tempo, si può osservare che le azioni perdono spesso molto valore durante le fasi turbolente. Tuttavia, gli autori dello studio hanno riconosciuto che l’oro non garantisce un aumento costante di valore, poiché il suo prezzo può tornare a scendere dopo i periodi di crisi. Ecco perché, sebbene abbia senso utilizzare l’oro come parte di un portafoglio diversificato, non è il caso di fidarsi solo di esso.

In egual misura, l’oro può servire come garanzia in caso di catastrofi. Gli esperti dello studio hanno citato gli esodi forzati a causa delle guerre come esempio. L’oro ha un valore riconosciuto ed è apprezzato quasi in tutto il mondo come una risorsa preziosa. Pertanto, in caso di espulsioni legate alla guerra, può fungere da valido mezzo di scambio e riserva di valore in caso di fuga. Tuttavia, l’oro è anche pesante e occupa spazio. Monete di piccole dimensioni o gioielli d’oro potrebbero essere utili in caso di fuga.

L'asset oro nel portafoglio complessivo

Quindi quale percentuale di oro dovrebbe detenere un investitore? A tal proposito, ChatGPT individua il seguente scenario di calcolo per gli investitori svizzeri nell’ambito dell’allocazione passiva: secondo tale scenario, un portafoglio bilanciato sarebbe composto dal 52,5% di azioni, dal 35,5% di obbligazioni e dal 12% di oro. Ma questo coincide con i valori reali?

L’Ufficio federale di Statistica ha stimato l’ammontare del patrimonio finanziario complessivo di tutte le economie domestiche svizzere a 2.500 miliardi di franchi svizzeri. E un sondaggio condotto in Svizzera dall’Università di San Gallo nel 2024 ha rilevato che il patrimonio aurifero Svizzero ammonta a circa 15 miliardi di CHF. Questo produce meno dell’1% delle attività finanziarie in oro. Servendosi di vari modelli di calcolo, lo studio di Hens e Amstein mostra tuttavia che, dal punto di vista dell’economia finanziaria, la quota dovrebbe essere almeno dieci volte superiore. Infatti, il modello di mercato finanziario più noto, il Capital Asset Pricing Model (CAPM), arriva al 12%, come citato all’inizio.

Una bilancia, affiancata da monete d’oro e d’argento
La giusta quota di oro nel portafoglio deve essere equilibrata.
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In un altro calcolo si parte dal sistema “Buy & Hold”: gli investitori devono decidere se vogliono “acquistare e lasciare l’oro nel portafoglio” oppure, in combinazione con altri investimenti, ribilanciare regolarmente la quota di oro nel portafoglio. Il classico Buy & Hold non è adatto per la creazione di ricchezza a lungo termine. La quota di oro dovrebbe quindi essere compresa tra l’1 e il 4%, a seconda che il sistema fiscale sia preso in considerazione o meno.

Diversamente accade con una strategia di riequilibrio dinamico: in questo caso, le attività vengono distribuite su più investimenti e l’allocazione delle attività viene mantenuta costante nonostante le oscillazioni dei mercati. Di conseguenza, secondo gli esperti, la percentuale di oro raccomandata aumenta in modo significativo. Per gli investitori svizzeri con un portafoglio diversificato a livello internazionale, tale percentuale sarebbe pari al 17% e, tenendo conto delle imposte su tutte le classi di attività, arriverebbe addirittura al 26%.

Rischio di controparte nell'applicazione di contratti d'oro

Nella creazione di ricchezza a lungo termine, lo spostamento regolare tra azioni e oro in una strategia di riequilibrio può avvenire anche con contratti sull’oro come ETF, futures o certificati. Ciò consente di ridurre i costi di transazione. Tuttavia, una tale strategia può comportare un rischio di controparte. Il pericolo è soprattutto con i contratti sull’oro, poiché dipendono dalla stabilità della banca o dall’ente di compensazione.

L’oro fisico, invece, evita questo tipo di rischi. Gli investitori farebbero quindi bene a valutare e confrontare il rapporto costi/benefici delle diverse strategie di ribilanciamento. Questo perché, nonostante i maggiori costi di stoccaggio e transazione, l’oro fisico può rivelarsi vantaggioso.

Tasse in Svizzera: l'oro ha i suoi vantaggi

Un altro aspetto dello studio svizzero sull’oro riguarda la fiscalità in Svizzera; in effetti il sistema fiscale svizzero è vantaggioso per l’oro. Gli investitori pagano le imposte sugli interessi e sui dividendi delle azioni, ma non sull’oro, poiché quest’ultimo non genera rendimenti. Inoltre, le plusvalenze non sono tassati. Pertanto, il sistema fiscale compensa uno svantaggio significativo dell’oro.

Inoltre, l’acquisto e la cessione di prodotti di investimento in oro fisico (oro da investimento) sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto, salvo poche eccezioni. Tuttavia, i metalli preziosi fanno parte del patrimonio totale che i cittadini svizzeri devono indicare nella dichiarazione dei redditi annuale per il calcolo delle imposte sulla sostanza.

Bitcoin e token sono il nuovo oro?

Le criptovalute come i bitcoin sono diventate sempre più popolari, a partire dal loro lancio nel 2009. In effetti, la moneta digitale condivide alcune caratteristiche con l’oro, come il totale limitato a 21 milioni, di cui attualmente sono stati estratti circa 20 milioni. Tuttavia, le somiglianze con il metallo prezioso si esauriscono, perché i bitcoin hanno un’elevata volatilità, non sono resistenti alle crisi e, data la sua storia relativamente breve, dispone soltanto di una base di dati dalla significatività limitata. Inoltre, secondo gli autori dello studio, le criptovalute devono inoltre affrontare numerose sfide, quali una regolamentazione giuridica eterogenea a livello internazionale o una limitata fruibilità come mezzo di pagamento e di riserva di valore. In aggiunta, a causa del suo orientamento di nicchia, gli esperti ritengono che gli investitori passivi dovrebbero detenere meno dell’1% delle loro attività in bitcoin o altre criptovalute.

«Coin» crittografiche disposte su un computer portatile
Le criptovalute vengono spesso paragonate all’oro.
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Gli autori presentano argomenti simili quando si approcciano alla tecnologia blockchain e al trading di token d’oro. Essi rappresentano diritti di proprietà sull’oro fisico: di conseguenza, una blockchain offre nuovi modi di scambiare oro. Il presupposto è una registrazione sicura e trasparente di tutte le transazioni all’interno di una rete. Rispetto agli ETF, una blockchain offre costi di transazione inferiori e un facile accesso tramite portafogli digitali. Tuttavia, la copertura mediante oro fisico e il controllo su di esso rimangono essenziali. Allo stesso tempo, nonostante il crescente interesse, la tecnologia sta lottando contro l’incertezza normativa.

Quanto è sostenibile l'oro nel XXI secolo?

L’oro è una merce che non deperisce mai; questo significa che tutto l’oro finora estratto e venduto esiste ancora, almeno in teoria. Potrebbe essere recuperato e trasformato in nuovi prodotti in qualsiasi momento. Si tratta di un aspetto importante, poiché l’estrazione primaria causa problemi significativi in termini di ambiente e di lavoro socialmente accettabile. Ciò riguarda sia l’estrazione industriale a cielo aperto (LSGM, Large-Scale Gold Mining ovvero estrazione dell’oro su larga scala), sia le attività minerarie artigianali (ASGM, Artisanal and Small-scale Gold Mining ovvero estrazione artigianale e su piccola scala dell’oro).

È proprio questo il punto di forza del recupero secondario. Secondo lo studio sull’oro, l’oro riciclato al momento costituisce il 27% dell’offerta totale. L’oro del commercio equo e solidale offre anche opzioni sostenibili, come certificazioni, salari equi, rinuncia al lavoro minorile o uso sicuro di sostanze chimiche. Tuttavia, le organizzazioni devono affrontare le sfide della tracciabilità completa, degli elevati costi di certificazione e della domanda di mercato piuttosto bassa.

Ma ancora una volta, tecnologie come le blockchain potrebbero supportare questa opzione, ritengono gli esperti. In questo modo è possibile migliorare la trasparenza nelle catene di approvvigionamento e promuovere un oro conforme agli standard ESG: l’acronimo richiama i criteri ESG – Environmental (ambientali), Social (sociali) e Governance (di governo societario) definiti dal World Gold Council (Consiglio Mondiale Dell’oro). Essi potrebbero ridurre al minimo i potenziali effetti negativi dell’estrazione di oro non regolamentata.

Conclusione: l'oro gioca un ruolo importante nell'aumento del patrimonio a lungo termine!

Lo studio sull’oro dell’Università di Zurigo conclude affermando che l’oro è fondamentale per poter nel lungo periodo incrementare il proprio patrimonio. Non è tanto un “driver di rendimento” nel portafoglio, quanto un’assicurazione per rimanere in grado di intervenire in tempi di crisi. Pertanto, l’oro dovrebbe essere incluso nell’allocazione patrimoniale in un ordine di grandezza compreso tra il 10 e il 20%. In tal senso, gli autori dello studio raccomandano di detenere oro fisico per evitare i possibili rischi di controparte legati ai contratti sull’oro.

Per consolidare il patrimonio nel lungo termine, gli esperti finanziari consigliano inoltre di non lasciare che l’oro rimanga statico nella cassaforte per sempre, ma di venderlo parzialmente in tempi di crisi. Una strategia equilibrata garantisce un portafoglio ottimale. Le nuove forme di investimento, come bitcoin o oro tokenizzato, vengono ritenute dagli autori inadatte alla costruzione di ricchezza a lungo termine, a causa della volatilità e della situazione legale incerta.

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